La montagna Sacra nell’arte

Riproduzioni fotografiche di vedute del Monte Soratte dipinte da Corot e da altri protagonisti della Storia dell’Arte – Mostra permanente – Museo Naturalistico del Monte Soratte – Comune di Sant’Oreste.

 

LA MONTAGNA SACRA NELL’ARTE

di Norma Y. De Angelis

Una premessa. Il mio personale, caloroso ringraziamento va a Sandro Signoretti e a Giorgio Zozi, per lo sforzo e l’impegno lavorativo che hanno dedicato all’Istituzione del Museo Naturalistico del Monte Soratte e a questo progetto, che si è avvalso della loro profonda competenza artistica e dell’attaccamento che nutrono per la Montagna Sacra; senza il loro contributo questa rassegna non sarebbe stata possibile. Un ringraziamento va anche all’Associazione Culturale Avventura Soratte, per l’attenzione che ha riservato a questa iniziativa.

Attraverso i dipinti esposti, abbiamo cercato di delineare un ritratto della Campagna Romana, in particolare del Monte Soratte, ricostruendo l’evoluzione di un paesaggio che ha subito notevoli trasformazioni nel corso degli ultimi due secoli: tale è l’obbiettivo di questa esposizione, che mostra come l’arte possa essere una magistrale pratica di indagine, di investigazione della realtà e del suo divenire, una ricerca volta a preservare e capire quei momenti in cui la natura si rivela nelle sue molteplici caratteristiche.

Per tutto il Settecento Roma è stata al centro di quel particolare rituale culturale denominato “Grand Tour”, e l’attenzione di pittori e scrittori si è rivolta spesso ai luoghi della Campagna Romana, per descrivere il fascino di questo territorio. Nulla di strano che viaggiatori provenienti da paesi europei di avanzata civiltà preindustriale rimanessero affascinati dagli spazi incontaminati e dai colori della Campagna Romana, che lasciarono in loro un profondo segno interiore. La vasta pianura circostante la Città Eterna appariva agli artisti stranieri come una terra di silenziosa solitudine; si apriva ai loro occhi come un’immensa distesa, solcata dal basso Tevere e interrotta da rilievi collinari e monti, come il Soratte. Quest’ultimo venne descritto da Goethe, nel suo Viaggio in Italia del 1786, con queste parole: “il monte Soratte, una massa calcarea che probabilmente fa parte della catena appenninica, si erge solitario e pittoresco. Le zone vulcaniche sono molto più basse degli Appennini, e solo i corsi d’acqua, scorrendo impetuosi, le hanno incise creando rilievi e dirupi in forme stupendamente plastiche, roccioni a precipizio e un paesaggio tutto discontinuità e fratture”.

E’ questa la testimonianza principale che ci mostrano gli artisti, l’orizzonte sconfinato, interrotto dall’inconfondibile profilo del Soratte, rappresentato da ciascun pittore secondo sensibilità e stili diversissimi: Jean-Baptiste Camille Corot dipinge seguendo una concezione pittorica della veduta che privilegia la possanza e la dignità della natura, mentre nelle opere di Edward Lear e Christoffer Wilhelm Eckersberg lo scenario naturale diviene espressione di un’infinita solitudine, interrotta solo dalla presenza di antiche rovine; in Charles Coleman e Antonio Donghi prevale la rappresentazione della vita quotidiana, colta nei momenti della caccia o dell’attività pastorale dei butteri, e in Claude Lorrain, Johann Wilhelm Schirmer e Ferdinand Olivier la natura esprime quieto ristoro e bellezza attraverso la rappresentazione di soggetti elegiaci.

Le immagini raccolte e presentate in questa mostra, nelle quali il Soratte è protagonista e spesso soggetto unico, mostrano come lo scenario della Montagna Sacra abbia saputo suscitare sentimenti mistici e malinconici, in cui il rapporto fra l’uomo e la natura è interpretato alla luce dello stupore e dell’incanto, come scrisse nel 1804 Francois-René de Chateaubriand: “non so se i viaggiatori sono stati in grado di rendervi l’idea esatta del quadro che presenta la Campagna Romana. Nessun movimento campestre, nessun villaggio. Si direbbe che nessuna nazione abbia osato succedere ai dominatori del mondo nella loro terra natale”.

Ma queste riproduzioni offrono al visitatore anche un viaggio nella memoria di questi luoghi, rappresentando documenti importanti di un periodo storico ed umano già celebrato da Giosuè Carducci nelle Odi Barbare: “O talamo grande, solitudini de la Campagna! E tu Soratte grigio, testimone in eterno!”.

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  • Michela Pizzolato

    In un giorno di sole a Roma, con delle amiche speciali, presso la Galleria Colonna, per la precisione nell’appartamento privato della principessa Isabella Colonna ( da poco meno di un anno aperto al pubblico), la guida ci fa notare un dipinto che copre l’intera parete opera del pittore Gaspard Dughet raffigurante la campagna romana, con sullo sfondo il Monte Soratte. Esclamo subito:” io sono originaria del Soratte”, mi avvicino e mi sento leggera con la bellezza del mio paese negli occhi. Michela Pizzolato