Il paese dei libri: il Book-Crossing arriva a Sant’Oreste

di Pierluigi Biancini

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Introduzione

Uno dei progetti della Pro Loco presentati durante l’Assemblea dei Soci dell’Ottobre 2015 sta per vedere la luce dopo una lunga gestazione. Il prossimo sabato 5 Marzo 2016 verrà inaugurata presso il Bar Cipria, in Via Umberto I, la prima delle Biblio-teche di quartiere, iniziativa di book-crossing che punta a stimolare i cittadini santorestesi alla lettura. Nel corso del tempo sono programmate altre aperture nei locali commerciali del Bar Cricero, Bar Cruscioff, Vichingo Bar e si prevedono ‘aperture’ di teche presso locali e spazi pubblici. L’idea è di portare i libri al cuore del paese, trasformare i libri da oggetti misteriosi in amici fedeli. La vicinanza e disponibilità di testi di ogni genere evita le mediazioni, bypassa i canali distributivi tradizionali e non concede alibi o scuse ai pigri o non appassionati. Leggere si può, si deve e lo si fa con poco, grazie alla condivisione con gli altri. Le teche sono realizzate grazie ai libri raccolti in questi mesi durante le uscite pubbliche e offerti da tutti coloro che decidono di privarsene per condividere con gli altri una parte della propria esistenza, più o meno importante che sia. Il supporto economico per l’iniziativa può essere considerato come un vero e proprio caso di finanza creativa. I materiali sono stati finanziati grazie alla vendita di una pubblicazione della Pro Loco, autoprodotta intitolata Litania dei Santi. Liturgia delle Olive, i cui proventi sono stati interamente impiegati per il progetto.

Realizzazione pratica

Qualcuno si chiederà cosa sia il book-crossing e come funzionino le biblio-teche di quartiere. In primo luogo bisogna chiarire che si tratta di biblio-teche sui generis dal momento che l’accesso al prestito è totalmente libero e svincolato da ogni registrazione o pratica di carattere amministrativo. Si possono prendere libri senza rivolgersi a nessuno; il libro può essere preso in prestito e portato a casa, lo si può leggere e riportare quando si è finito, tenerlo con sé e scambiarlo con un altro libro. Prenderlo nella teca X e riportarlo nella teca Y. Non ci sono limiti di età all’accesso, si richiede voglia di leggere e senso civico, inteso come rispetto per il prossimo, per coloro che hanno letto il libro o che vorrebbero leggerlo o per chi da donato il libro, privandosi di un proprio bene per darlo agli altri. Insomma chi si rivolge alla biblio-teca è chiamato ad essere un cittadino responsabile ed a rispettare le risorse della comunità, perché i libri della teca sono libri della comunità nel senso più ampio del termine.

Il book-crossing, nato da una serie di iniziative slegate tra loro negli anni Novanta, consiste dunque nel fare attraversare ai libri spazi imprevedibili e funziona nel momento in cui ogni libro viene liberato dai lettori ogni qual volta che questo sia stato letto.

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Su ogni libro si troveranno sempre due timbri: il timbro della Pro Loco, alla quale i libri sono stati donati, ed un altro timbro appositamente realizzato per il progetto. Nel timbro sono presenti 5 elementi: logo delle biblio-teche di quartiere, BCID, donatore, locale, data.

Il logo racchiude tutte le informazioni basilari del progetto e del territorio: sullo sfondo si staglia la sagoma stilizzata del Monte Soratte. La sagoma è volutamente accennata e realizzata con un tratto grezzo come la roccia del monte e ruvida come la sua materia. Il paese è rappresentato dalle sagome dei campanili e al centro il simbolo mondiale del book-crossing con il libro che corre tra natura e cultura: montagna e centro storico. L’anno 2015 rappresenta l’inizio del progetto, l’inizio della raccolta dei libri e la proposta di realizzare il progetto. Prima di continuare vorrei spiegarvi da dove è scaturita l’idea delle biblioteche e quale sia la fonte di ispirazione anche per il futuro del nostro paese

Hay on Wye

Il villaggio gallese di Hay on Wey (nome in gallese Y Gelli Gardryll) è situato nel Powys gallese al confine con la provincia del Herefordshire. Posto sul fiume Wye, il centro abitato conta al momento circa 1000 abitanti e offre le attrattive tipiche della campagna britannica, insomma un anonimo villaggio inglese come gli altri. Nel 1961 un geniale imprenditore locale di nome Richard Booth ebbe l’idea che avrebbe trasformato il suo villaggio in una meta amata e visitata da turisti e booklovers di tutto il mondo.

Il termine booklover sta ad indicare una persona ‘amante’ dei libri. Un amore che sfocia spesso nel feticismo, inteso proprio nel senso freudiano di investimento pulsionale in un dato oggetto, o nella viscerale attrazione, passione e desiderio per i libri e tutto ciò che comporta il leggerli. Il booklover è in sintesi un grande appassionato di lettura che pone questa attività tra i suoi bisogni naturali al pari del respirare, del camminare o del mangiare.

Booth trasformò nel corso di un decennio il tranquillo villaggio gallese nella città dei libri, riprendendo alcuni locali abbandonati per utilizzarli come librerie di libri usati che cominciarono poco a poco a giungere da tutto il mondo. Oggi Hay on Wey è una apprezzata meta turistica e ogni anno vi si organizza un importante festival della letteratura sponsorizzata dall’autorevole testata britannica The Guardian. Un po’ come se il Festival della Letteratura di Mantova si tenesse a Ponzano Romano.

Il caso di Hay on Wye è un eclatante successo di marketing territoriale e di utopia divenuta realtà. Come tutte le utopie quella di Booth si è basata su una dose di follia e capacità creativa non indifferente. Il termine stesso u-topia significa non-luogo e pensare utopisticamente significa immaginare e creare un luogo altro da quello che abbiamo materialmente sotto gli occhi. Booth era un utopista e al tempo stesso un uomo di marketing capace di trasformare un progetto folle in obiettivo raggiungibile.

Il BCID: cosa fare?

Torniamo al timbro e alle informazioni riportate in basso. Nella prima riga troverete l’acronimo BCID che sta per Book Crossing Identification, è il codice assegnato al libro nel circuito mondiale del book-crossing al quale si accede tramite il sito www.bookcrossing.com . Il lettore che prende il libro può digitare il codice sul sito e immettere il suo commento, segnalare che ha trovato questo libro, indicare il luogo in cui lo trova o lo rilascia. Insomma il codice BCID funziona come un collare elettronico con un segnalatore gps posto sul collo di un orso o di un rapace: un essere libero che possiamo sempre rintracciare. In alcuni libri il BCID non è presente per la mancanza di un codice ISBN identificativo. In quel caso le funzioni di cui abbiamo parlato si azzerano, ma c’è sempre la buona e sana condivisione orale con il nostro amico lettore o magari con il nostro gruppo di lettura.

Sotto al codice compare il nome del donatore del libro, un riconoscimento a colei o colui che ha deciso di contribuire al progetto mettendo a disposizione in forma gratuita i propri, sapendo che difficilmente li rivedrà indietro e che potranno essere presi in prestito da chiunque. Il locale si riferisce alla collocazione originaria del libro, è possibile che a progetto avviato il locale non corrisponda a quello in cui si trova attualmente. Infine la data è riferita alla data nella quale il libro è stato donato alla Pro Loco.

Prospettive del progetto: considerazioni socio-antropologiche

L’iniziativa delle biblio-teche di quartiere può essere narrata in forme e modi diversi. Dal punto di vista di una strategia di promozione turistico-culturale si tratta di un piano di marketing territoriale che mira a sviluppare una offerta culturale che parta dalla teca di libri per aprirsi alla conoscenza e all’amore per la cultura. Al tempo stesso collocando o ricollocando Sant’Oreste, pensandolo e narrandolo come paese dei libri, di amanti della lettura. A livello turistico il circuito delle biblio-teche è una offerta al visitatore e booklover che avrà modo di apprezzare l’opportunità di avere punti di distribuzione riconoscibili, potendovi partecipare attivamente come persona chiamata a liberare i libri.

Ma il respiro e la portata sociale ed antropologia del progetto sono più vaste e strutturali, sono in grado di allignare nella matrice stessa dei valori della comunità cittadina. In primo luogo dal punto di vista antropologico si evidenza la prospettiva del dono, come atto incondizionato e senza alcuna contropartita materiale. Senza scomodare le analisi antropologiche di Marcel Mauss e altri possiamo concepire l’idea stessa di comunità (communitàs) come già da sempre intrecciata alla prospettiva del dono. Cum-munus è l’atto donativo che origina la società laddove il singolo riconosce il suo bisogno dell’altro donandoglisi. Da questo punto di vista la communitàs dei libri è un riconoscimento di reciprocità, che sottolinea quanto ancora la società santorestese possa essere comunità, insieme di cittadini singoli che sono pronti a donarsi vicendevolmente.

Da un punto di vista sociologico le biblio-teche di quartiere sono basate su un investimento nel capitale sociale della cittadinanza. Vale a dire sulla esistenza di una rete di relazioni e interazioni reciproche che regolano la vita e che costituiscono appunto un capitale, una risorsa, come ha evidenziato il sociologo americano Putnam nei suoi lavori sulle reti civiche e sulla portata positiva che il capitale sociale può avere. Non a caso abbiamo definito la biblio-teca “di quartiere” perché in questo caso chiamati in causa sono primariamente i cittadini come fruitori, ma anche controllori e contributori della teca.

Soprattutto le biblio-teche di quartiere hanno una doppia funzione pedagogica, in senso ampio, o, se vogliamo usare un approccio foucaultiano o gramsciano alla faccenda, una funzione politica (intesa come insieme di attività in grado di incidere sulle strutture di comportamenti attivi della pòlis). Le biblio-teche portano i libri al cuore della comunità, li fanno diventare oggetti quotidiani, desublimandoli per certi aspetti. In un paese come l’Italia a basso numero di lettori e con un’alta percentuale di analfabetismo funzionale di ritorno, il libro rimane un oggetto misterioso, scolastico, da usare unicamente per fini didattici e sotto ‘obbligo’, pena la bocciatura. Si tratta di una visione ancor oggi invalsa nella società della comunicazione di massa e dello spettacolo, in cui tutto è merce. La strategia, appunto gramsciana, delle biblio-teche consiste nel costruire un percorso culturale nel quale il libro diventi un oggetto familiare, attuale e sempre a disposizione. Appassionarsi alla lettura è possibile normalizzando il libro, facilitandone la fruibilità e l’accesso.

Di seguito riporto le parole di Pier Paolo Pasolini in una famosa Lettera a Gennariello contenuta nelle Lettere Luterane:

L’educazione data a un ragazzo dagli oggetti, dalle cose, dalla realtà fisica -in altre parole dai fenomeni materiali della sua condizione sociale- rende quel ragazzo corporeamente quello che è e quello che sarà per tutta la vita. A essere educata è la sua carne come forma dello spirito. (Lettere Luterane: p. 36)

In questo scritto che rappresenta uno dei più densi atti di accusa di Pasolini nei confronti della ‘rivoluzione antropologica’ della gioventù italiana, i cui valori sono sempre più corrotti dalla società dei consumi e dall’avanzare della omologazione alla cultura capitalistica, l’autore individua negli oggetti e nella loro inerente forma semantica e grammaticale, nella loro potenza plasmatrice di pensiero e di carne del soggetto, lo strumento di manipolazione della società. Ed è allora proprio da una modificazione di questi oggetti che può partire la reazione alla ‘involuzione antropologica’, come vorrei definire il processo di progressivo appiattimento ad una forma di vita comune, uniformata ai dettami del mercato. I libri creano una barriera e una via di uscita perché leggerli richiede immaginazione, comprensione, concentrazione: attività che scardinano la cultura dello spettacolo.

La seconda funzione ‘politica’ del libro consiste nel costituire un tessuto, una intelaiatura nella quale ogni narrazione è possibile per l’esistenza di un linguaggio comune, vale a dire di un comune sistema di comunicazione basato su criteri di misurazione riconoscibili e accettati da tutti.

In un celebre passaggio del Tractatus Logico Philosophicus, Ludwig Wittgenstein scrive: “I limiti del mio linguaggio rappresentano i limiti del mio mondo”. Con ciò a dire che ciascuno interpreta il proprio mondo in modo soggettivo e individuale secondo le sue conoscenze e relativamente alle singolari vicende della propria vita. In questo modo correremmo il rischio del solipsismo, ossia della chiusura ermetica e della incapacità di comunicare con l’altro. Leggere libri, condividerli con gli altri ci rende persone in grado di condividere lo stesso linguaggio: ci fornisce criteri di misurazione comuni.

Il pannello e gli altri materiali

Tutte queste considerazioni e altre ancora saranno presenti in un pannello che realizzeremo per ciascuna delle teche. Nel pannello saranno riportate le foto degli autori che i volontari e tutti quanti vogliono potranno segnalarci con le rispettive citazioni. Nel primo pannello abbiamo inserito oltre ai già citati Wittgenstein e Pasolini, anche Einstein, Dostoevskij, Bradbury, Keats, Yourcenar ed altri ancora. Intervallate alle foto degli autori e alle loro parole ci sono le facce di alcuni degli abitanti del quartiere: Cipria, Stefano Millesimi detto Fachiro, Totò, Piero Bellandare.

Non si prenda questa come una scelta folcloristica al contrario come è consapevole messaggio da un booklover: la vita ‘reale’ e la vita ‘virtuale’ del lettore sono strettamente intrecciate. La vita dell’autore e quella del lettore sono indissolubili, l’uno non potrebbe esistere senza l’altro.

La vita stessa della comunità è l’intreccio delle narrazioni collettive e delle storie singolari, irripetibili di ciascun individuo. Ogni vita ha il diritto ad essere narrata e raccontata come ci hanno insegnato Danilo Kis e la sua Enciclopedia dei morti o Rabih Alameddine nel suo Hakawati. Il Cantastorie, anche questo inserito nel nostro pannello fotografico.

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Come contribuire

Si può contribuire in vari modi. In primo luogo partecipando alla inaugurazione presso il Bar Cipria, portando con sé il proprio libro preferito per leggere un brano. In secondo luogo prendendo in prestito i libri e riportandoli o scambiandoli con altri. In terzo luogo donando un libro proprio oppure si può infine contribuire finanziariamente acquistando una copia de Litania dei Santi. Il diario tragicomico di una raccolta di olive indimenticabile, perché narrata.

Per donare libri scrivere a:

info@prolocosantoreste.com o pierluigi.biancini@gmail.com

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  • Annalisa Iovinella

    Nulla mi sembra del benchè minimo valore tranne quello che si ricava da se stessi.Oscar Wilde.
    E cos’è la lettura se non una ricerca dentro di se?
    I miei auguri!
    Annalisa Iovinella