NOI. Laboratorio teatrale alle scuole medie. Educare alla libertà. PARTE 1 di 2

Malala: una storia esemplare

I temi che andrete a leggere sono stati scritti dai ragazzi della III B della Scuola Media Inferiore di Sant’Oreste nell’ambito del Laboratorio Teatrale, giunto alla quarta edizione, tenuto da Simona Oppedisano di Teatrificio 22 in collaborazione con il Comune di Sant’Oreste e l’Istitutivo Comprensivo di Civitella San Paolo. Il progetto portato avanti dalla docente è incentrato sulla figura di Malala, giovane pakistana, di cui avrete modo di leggere la storia descritta dalle parole dei suoi coetanei di Sant’Oreste. Il laboratorio teatrale è stato finalizzato da un lato a stimolare la creatività e l’empatia dei ragazzi coinvolti dall’altro a narrare una vicenda che valorizzi e renda consapevoli i ragazzi del ruolo giocato dalla Scuola nella vita quotidiana, nella formazione dell’individuo e nella creazione di una società libera e democratica. La storia della giovane Malala ha messo i giovani studenti delle scuole medie di fronte alla realtà di un mondo senza scuola, senza istruzione facendo loro apprezzare meglio il sapore della loro esperienza e mettendoli sulla strada giusta per diventare cittadini migliori. Ringraziamo la Prof.ssa Laura Beni, Simona Oppedisano i docenti della Scuola Media Inferiore e gli alunni per averci permesso di pubblicare questi testi che hanno per noi un valore doppio: da un lato ci informano su una storia di grande rilevanza morale , dall’altro ci mostrano come queste storie siano recepite e narrate dai giovani come la protagonista. I temi sono anche la base di partenza per il lavoro di laboratorio di costruzione del testo dello spettacolo da parte della docente. Lo spettacolo è intitolato NOI e andrà in scena venerdì 26 (per le sole scuole) e sabato 27 Maggio 2017, al Teatro Comunale di Sant’Oreste. Per questioni di privacy i nomi degli autori di ciascun titolo non compaiono. (Pierluigi Biancini)

Malala: studiare per essere liberi

Malala era una ragazza che a 15 anni ha vinto il Premio Nobel. Nel suo paese c’erano i Talebani, che impedivano a tutte le ragazze di andare a scuola e la costringevano ad indossare il burqa: una veste che lasciava vedere solo gli occhi.

Inoltre i talebani facevano attentati e convincevano i giovani che, se si fossero fatti saltare in aria, avrebbero ottenuto il Paradiso. Il loro capo, Maulana, comunicava alla gente attraverso la radio ed infliggeva molti divieti, tra cui quello di non potersi radere e vaccinare.

Ritornando a Malala, lei combattè in modo pacifico, ovvero attraverso la radio e la tv: un amico di suo padre l’aveva convinta a condividere i suoi pareri. Ovviamente cambiò nome per non farsi riconoscere dai Talebani. Attraverso la radio e la tv raccontava la sua vita e di come i Talebani non la lasciassero studiare. Il mondo lo apprezzò e le diede ragione. Purtroppo i Talebani la scoprirono e le fecero un attentato mentre tornava da scuola con l’autobus. Le spararono nell’orecchio e anche due sue amiche rimasero colpite, anche se non gravemente come lei. Malala andò in ospedale dove la curarono anche se non sentì per alcuni giorni da un orecchio, ma sopravvisse.

Affermò che i Talebani avevano provato ad ucciderla ma non c’erano riusciti, lei era ancora viva e pronta a combattere per il suo diritto a studiare. Mentre era in ospedale ricevette molte lettere dei suoi ascoltatori e queste le diede la forza di andare avanti e realizzare il suo sogno. Adesso Malala studia in Inghilterra, perché nel suo paese non è al sicuro.

Secondo me Malala è stata coraggiosa. Perché anche se sapeva che rischiava molto, ha continuato ad andare avanti e a realizzare il suo sogno, cosa che una persona comune non avrebbe fatto: spinta dalla paura di morire si sarebbe tirata indietro e si sarebbe rassegnata a ciò che gli imponevano gli altri.

Invece quello di Malala è stato un atteggiamento che mi ha colpito molto: per il suo coraggio. Ai tempi d’oggi si pensa che il diritto allo studio sia una cosa scontata, anzi molti ragazzi pensano che (la scuola) sia una prigione; quindi meno si studia meglio è. Ma non è così. Prima di tutto perché, da come si capisce dalla storia di Malala, il diritto allo studio non è per niente scontato, anzi alcune persone (come Malala) sono disposte a morire per ottenerlo. In secondo luogo perché lo studio non è una prigione, anzi lo studio rende liberi di decidere con la propria testa ciò che si vuole fare. Perché se uno è ignorante si fa mettere i piedi in testa da quelli che hanno studiato, possono far credere quello che vogliono all’ignorante, tanto l’ignorante non lo so che non è vero quello che sente. Ecco perché il diritto allo studio non è né una prigione né una cosa scontata. Quindi bisogna apprezzarlo e impegnarsi per formarsi una cultura personale, ma soprattutto per essere liberi.

Parole chiave: coraggio, ignoranza, libertà, prigione, diritto, burqa

Lottare per i propri diritti

Tutto inizia nel gennaio del 2009, MalalaYousafzai è una bambina pachistana, abita a Mingora ama la scuola e la sua valle, la Valle di Swat. Ha undici anni quando i talebani iniziano, con la forza, a vietare alcuni aspetti della cultura dell’Occidente, come ad esempio di non farsi la barba, ma vietano anche di ballare o ascoltare la musica. Inoltre vietano vietano alle donne di uscire di casa, e se necessario, devono indossare il burqa, un indumento che copre il corpo dalla testa ai piedi, ce ne sono di due tipi diversi: uno ha una rete all’altezza degli occhi, mentre l’altro possiede solo una piccola fessura. A Malala importano poco questi divieti, anche se odia indossare il burqa o la dupatta, una sciarpa molto lunga usata come il burqa dalle bambine.

Le cose che la preoccupano sono i frequenti bombardamenti e le uccisioni dei trasgressori nella Valle diSwat. Lei sa chi sono i colpevoli di tutto ciò: i talebani. Essi sono dei miliziani fondamentalisti pashtun (gruppo etnico in Afghanistan e Pakistan con una propria lingua e un codice che rispettano) e combattono contro lo stato dell’Afghanistan solo per applicare la loro interpretazione di una particolare legge islamica: la Sharia.

Il loro capo è MaulanaFarzulla che vive nelle alture vicino alle montagne, da lì parla attraverso il suo programma radio. Tutti i vari divieti e bombardamenti portano la maggior parte degli abitanti della Valle ad andare via, una di quelle che restano è la famiglia di Malala.

Inoltre questa aveva iniziato a scrivere su un diario tutto ciò che succedeva per conto di un giornalista che si chiama Jarvad e per non mettere lei e la sua famiglia in pericolo, decise di firmarsi con un nome particolare: GulMakai (il nome di una eroina di storia pakistana, una storia simile a quella di Romeo e Giulietta che significa nella sua lingua Fiore di Grano Turco). Dopo il 15 gennaio le scuole vengono fatte chiudere, quindi nei giorni successivi Malala si annoia. L’unica cosa che può fare è studiare, un giorno vuole diventare un medico. Durante questo periodo Yousafzai viaggia. Si fermano a Islambad, lì dopo aver visto la situazione più pacifica Malala decide di voler tornare a casa a Mingora.

Tra il governo Pakistano ed i talebani si instaura un rapporto tale da far affievolire i divieti da parte dei talebani, questo grazie anche ad alcuni interventi di Malala in TV. Siamo nel febbraio del 2009 quando la scuola riapre anche se in condizioni quasi invivibili.

Malala è felicissima di tornare a scuola ed ha occasione di rivedere le sue amiche: Fatima, Laila e anche Zaika. Qualche tempo dopo la famiglia si trasferisce sulle montagne, ospite di una zia. Essi vogliono evitare una strage familiare, dato che il padre è stato inserito nella lista nera dei talebani, lì Malala festeggerà il suo dodicesimo compleanno . Tempo dopo, una volta calmate le acque, essi tornano a Mingora dove tutto o quasi è ridotto in macerie. Sembra tutto finito, ma….

Nel 2012 avvenne un attentato contro Malala e le sue due amiche Laila e Zaika, che rimasero leggermente ferite, meno gravemente di Malala che dovette subire molte operazioni per poter ridiventare autonoma.

Grazie ai dottori di Birmingham in Inghilterra ella guarì anche dalla sordità all’orecchio sinistro provocata dall’attentato, che rischiava di essere permanente. Ricominciò ad andare a scuola per studiare e diventare politica, ma stavolta si trovava nella scuola superiore della città inglese. Non poteva tornare a Mingora perché era troppo pericoloso. Fatima, la sua amica, le ha promesso di mettere sempre il suo zaino sulla sedia dove Malala è sempre stata, per ricordarla sempre.

Questa storia mi ha colpito molto in alcune situazioni, ad esempio quando Malala vuole tornare a casa, non importandosene della pericolosità del luogo. Inoltre lei vuole lottare per i propri diritti, che le hanno voluto togliere.

Ammiro molto Malala per ciò che ha fatto. Andare in TV, essere osservata e rispondere a delle domande può non essere facile per una bambina di dodici anni come lei…ma Malala ci è riuscita.

Non mi è capitato niente di simile a Malala, solo l’episodio in ospedale è simile al mio episodio di quando sono andata, ma ovviamente non ci sono andata a causa di un attentato!

Parole chiave: diritti, lottare, pericolo, amiche, zaino

Malala

La sua storia ha commosso il mondo intero. Aveva 15 anni quando fu vittima di un attentato da parte dei Talebani della Valle di Swat che le spararono tre colpi di pistola alla testa mentre tornava da scuola.

Fin da piccola si è battuta per avere il diritto allo studio. Nel 2009 ha iniziato a curare un blog per la BBC nel quale raccontava facevano i Talebani in Pakistan. Per proteggersi ha dovuto inventarsi una identità segreta ma alla fine è stata scoperta.

Dopo l’attentato e mesi di riabilitazione e cure mediche in Inghilterra, Malala ha dato vita ad un’organizzazione per la raccolta di fondi dedicati a progetti educativi in tutto il mondo.

Oggi vive a Birmingham con la sua famiglia. Il suo impegno è stato ripagato con il Premio Nobel per la Pace conseguito nel 2014.

Un bambino, un insegnante un libro e una penna possono cambiare il mondo” ha detto Malala durante un suo discorso. Ha avuto un grande fegato per sfidare i Talebani.

Parola chiave: coraggio

MalalaYousafzai

Malala nasce il 12 Luglio 1997 ed è un’attivista Pakistana. È la più giovane vincitrice di un premio Nobel per la Pace, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione, dopo il divieto imposto dai Talebani.

All’età di 11 anni è diventata celebre per un blog nel quale documentava il regime Talebano, contrario ai diritti delle donne e l’occupazione militare del distretto dello Swat.

Il 9 Ottobre del 2012 è stata gravemente ferita alla testa da uomini armati saliti a bordo del pullman scolastico su cui stava tornando a casa da scuola. Ricoverata nell’ospedale militare di Peshawar è sopravvissuta all’attentato dopo la rimozione chirurgica dei proiettili. Il portavoce dei Talebani in Pakistan ha rivendicato l’attentato sostenendo che la ragazza è “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”, il leader terrorista ha poi minacciato che qualora fosse sopravvissuta sarebbe stata nuovamente oggetto di attentati.

Il 12 Luglio 2013, in occasione del suo sedicesimo compleanno, parla al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York, indossando uno scialle appartenuto a BenazirBhutto e lanciando un appello all’istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo.

Il 10 ottobre 2013 è stata insignita del Premio Sacharov per la sua libertà di pensiero. L’annuncio è stato dato dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che l’ha motivato dicendo che è una ragazza eroica e ricca di spirito. Il premio è stato consegnato in occasione della sessione plenaria, a Strasburgo, tenuta il 20 Novembre 2013.

Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace assieme all’attivista Indiano RaylashSatyarthi, diventando con i suoi 17 anni la più giovani vincitrice di un Premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel è stata: “ per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani, per il diritto di tutti i bambini dell’istruzione”.

Parola chiave: lotta, Premio Nobel, attivista, Sacharov

Malala il 9 Ottobre 2012 è stata gravemente colpita da uomini armati saliti nel pullman scolastico su cui lei tornava a casa da scuola. È sopravvissuta all’attentato dopo la rimozione chirurgica del proiettile. IhsanullahIhsan, portavoce dei Talebani Pakistani, ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, sostenendo che la ragazza “è simbolo degli infedeli e delle oscenità”. Alla ragazza è stato negato il diritto allo studio. Non poteva stare a scuola come gli altri bambini. Il 10 ottobre 2013 le è stato consegnato il Premio Sacharov per la Liberta di Pensiero. Il 10 ottobre 2014 le è stato consegnato il Nobel per Pace, diventando la più giovane vincitrice di un Nobel.

Non importa di dovermi sedere su un pavimento a scuola, tutto ciò che voglio è istruzione. Non ho paura di nessuno” MalalaYousafzai

Molte scuole l’hanno menzionata il 20 novembre 2014 per la Giornata nazionale dei diritti dei bambini e delle bambine.

Parole chiave: portavoce, paura, bambini, citazioni

MalalaYousafzai è una ragazza Pakistana di 11 anni che decide di contrastare i Talebani che impongono regole insensate come il divieto alle donne di frequentare la scuola. Malala avrebbe voluto diventare un medico, applicandosi nello studio. Il 12 Luglio del 2013 , giorno del suo sedicesimo compleanno, fu invitata a tenere un discorso all’ONU sulla sua storia

Parole chiave: discorso, regole insensate, ONU

Malala: biografia e commento

Malala (nata il 12 luglio 1997) è un’attivista pakistana. Il 9 Ottobre 2012, la ragazzina, allora quindicenne, venne colpita da un proiettile al collo e alla testa, mentre tornava da scuola su un bus, sparato da un miliziano dei Talebani (indica gli studenti delle scuole coraniche in area iranica, incaricati della prima alfabetizzazione, basata sui testi sacri islamici). È un stato un proiettile a cambiare il destino di Malala, trasformando una bambina di 15 anni che aveva affidato alla BBC (sigla di British Broadcasting Corporation, il più grande e autorevole editore radiotelevisivo nel Regno Unito) il sul diario in lingua urdu nel quale raccontava la vita sotto i Talebani nella Valle di Swat, in un’attivista per i diritti umani e per il diritto all’istruzione. Il 12 luglio 2013, in occasione del suo sedicesimo compleanno, parla al Palazzo di Vetro a New York, indossando lo scialle appartenuto a Benasir Bhutto e lanciando un appello all’istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo. Una delle frasi più famose che lei disse fu: “ Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è istruzione e non ho paura di nessuno”.

Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace assieme all’attivista indiana Kailash Satyarthi, diventando con i suoi diciassette anni la più giovane vincitrice di un premio Nobel. La motivazione del comitato Svedese è stata:” per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione. In molte scuole si ricorda il 20 novembre 2014 per la Giornata Nazionale dei diritti dei bambini e delle bambine”

Commento

Malala è un idolo per molti ragazzi essendosi mostrata molto coraggiosa; ha lottato contro tutti e tutto per ottenere e difendere i propri sogni; malgrado la sua giovane ha lottato per difendere i diritti del genere femminile rischiando la propria vita.

Questa è una storia di denuncia ma soprattutto di speranza, che mostra come non ci si debba mai arrendere. Tutti abbiamo il diritto di studiare e nessuno può impedirci di farlo, qualsiasi sia il colore della pelle o la religione.

Parole chiave: diritto, speranza, denuncia, idolo, coraggiosa

Il libro racconta la vicenda di Malala, una ragazza pakistana di soli undici anni che decide di contrastare i Talebani che impongono il divieto alle ragazze di frequentare le scuole. Ha undici quando, in un giorno come tanti, mentre rientra da scuola insieme alle sue amiche, i Talebani tentano di ucciderla sparandole in faccia. Viene trasferita in Inghilterra dove viene operata e salvata, lì ricomincia ad andare a scuola per inseguire il suo sogno di diventare medico. Con l’appoggio della sua famiglia Malala ha scelto di lottare, senza armi né violenza, ma con il coraggio delle parole e dell’istruzione , con la forza della verità e dell’innocenza.

Il 12 luglio 2013, giorno del suo sedicesimo compleanno, Malala è invitata a tenere un discorso all’ONU sulla sua storia, a testimoniare come l’educazione sia uno strumento per l’emancipazione femminile. E a difesa di una società più libera e giusta.

Parole chiave: giustizia, libertà, innocenza, emancipazione, testimonianza

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